
San Potito, 26 Gennaio 2025
omelia di Mons. Carlo Sartoni
“«Ci ha amati», dice San Paolo riferendosi a Cristo (Rm 8,37), per farci scoprire che da questo amore nulla «potrà mai separarci» (Rm 8,39)”.
Inizia così la quarta Enciclica di Papa Francesco, intitolata dall’incipit “Dilexit nos” e dedicata al Cuore di Gesù Cristo: “Il suo cuore aperto ci precede e ci aspetta senza condizioni, senza pretendere alcun requisito previo per poterci amare e per offrirci la sua amicizia: Egli ci ha amati per primo (cfr 1Gv 4,10). Grazie a Gesù «abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi» (1Gv 4,16)”.Di questo cuore si era innamorata Cleonilde Guerra.
Nilde (Cleonilde) nacque a S. Potito di Lugo – diocesi di Faenza-Modigliana – il 29 gennaio 1922 ultima di 4 figli, fin da bambina soffrì spesso di malattie bronco-polmonari.
Fin da ragazzina si distinse per la viva pietà, particolarmente eucaristica, tanto che parecchie persone la ricordavano assorta in meditazione nella chiesa quasi trasformata, in atteggiamento adorante inginocchiata davanti all’altare.
Agli inizi dell’adolescenza sentì la voce di Cristo che la chiamava a sé.
I familiari e in particolare il padre ostacolarono la realizzazione della sua vocazione a motivo delle sue idee anticlericali.
A 21 anni sembrò improvvisamente che le difficoltà di salute fossero superate e avendo ottenuto un certificato medico favorevole entrò con entusiasmo nella Congregazione delle Ancelle del Sacro Cuore di Gesù Agonizzante di Lugo.
In probandato Nilde era di esempio a tutte le compagne.
Le Ancelle hanno sempre considerato Nilde una “Ancella” anche se la sua permanenza in convento è stata di soli 33 giorni come probanda, dal 5 marzo all’8 aprile 1943.
Mandata a casa per gravi motivi di salute, ha mantenuto rapporti epistolari con la Superiora generale del tempo, Madre Colomba Rocca, evidenziando una profonda condivisione del carisma e una forte nostalgia, tanto da affermare che «la sua permanenza nel “dolce nido” è stata la cosa più bella della sua vita».
Quando le fu comunicato che doveva lasciare l’Istituto Nilde ha detto: «Piuttosto morire, ma non andare via, questo è un paradiso».
Uscita dall’Istituto delle Ancelle, Nilde ha continuato ad indossare l’abito nero delle probande. Superò questa prova dedicandosi all’apostolato nell’Azione Cattolica femminile della Parrocchia e aiutando nell’Asilo parrocchiale per la formazione dei bimbi.
Nilde aveva frequentato le scuole fino alla IV elementare, perché a San Potito non c’erano altre classi, tuttavia, si era offerta spontaneamente, senza percepire nessun compenso, di aiutare una maestra d’asilo.
Ha sempre mostrato vere doti di educatrice, esercitava un grande fascino sui bambini e si prodigava con entusiasmo e capacità inventiva; aveva sempre grappoli di bambini attorno a sé.
Il gruppo delle giovani di Azione Cattolica fu al centro delle sue attenzioni.
Allo stesso modo era impegnata nell’Apostolato della Preghiera, nel Terzo Ordine Francescano e come Collaboratrice Salesiana.
Nilde sentiva forte il desiderio di evangelizzare con la parola e con l’esempio perché la popolazione del paese nel dopo guerra era stata presa dal comunismo come “da una febbre” (la frase è del vice-parroco) e si era allontanata dalla pratica della fede.
Come sono vere le parole di papa Francesco che nell’enciclica sul Sacro Cuore spiega che incontrando l’amore di Cristo, “diventiamo capaci di tessere legami fraterni, di riconoscere la dignità di ogni essere umano”.
In una società - scrive il Papa - che vede moltiplicarsi “varie forme di religiosità senza riferimento a un rapporto personale con un Dio d’amore” (87), mentre il cristianesimo spesso dimentica “la tenerezza della fede, la gioia della dedizione al servizio, il fervore della missione da persona a persona” (88), Papa Francesco propone un nuovo approfondimento sull’amore di Cristo rappresentato nel suo santo Cuore e invita a rinnovare la sua autentica devozione ricordando che nel Cuore di Cristo “possiamo trovare tutto il Vangelo” (89): è nel suo Cuore che “riconosciamo finalmente noi stessi e impariamo ad amare” (30).
Così è stata la vita della Venerabile Nilde.
Nilde, proprio perché innamorata del Sacro Cuore, come dice papa Francesco è stata capace:
- di tessere legami fraterni,
- di riconoscere la dignità di ogni essere umano,
- di manifestare la tenerezza della fede,
- di vivere la gioia della dedizione al servizio,
- di esercitare il fervore della missione da persona a persona
Oltre al bisogno di apostolato Nilde sentì fortissimo il desiderio di riparare personalmente con la sua vita e la sua sofferenza la bestemmia, il tradimento della fede, l’odio contro il Papa e la Chiesa e i peccati. La riparazione è la forma dell’amore in quanto prende coscienza che l’Amore, Gesù Cristo, non è amato e si sente interpellata a rispondere.
Nel 1947 Nilde ottenne dal suo Direttore Spirituale, don Parmeggiani, il permesso di potersi offrire come vittima di espiazione.
L’offerta vittimale, fa parte della vita riparatrice e non è estranea né alla teologia (possiamo vedere i commentari patristici a Rm 12,1 “Vi esorto dunque fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale”, né alla prassi della Chiesa antica (vedi il martirio).
La spiritualità della riparazione è l’ideale che Mons. Marco Morelli propone alle Ancelle cioè: “operare, patire, e pregare con spirito di amorosa riparazione” e che Nilde fa propria. Le Ancelle sono nella chiesa offerta viva attraverso l’esercizio della carità e dell’amore. In Morelli è chiaro che l’apostolato ha riferimento diretto alla riparazione.
Il Morelli nel suo impegno di apostolato sociale ha precorso l’esortazione che san Giovanni Paolo II rivolse ai gesuiti nel 1986 quando disse che “la vera riparazione domandata dal Sacro Cuore è la costruzione della civiltà dell’amore e come lo stesso pontefice ebbe a dire l'8 settembre 1987 ai Missionari del Sacro Cuore che “l’elemento della riparazione essenziale alla devozione al Sacro Cuore, è strettamente legato al desiderio di costruire un mondo nuovo”.
Nel gennaio 1949 la malattia riprese virulenta e Nilde fu ricoverata all’Ospedale S. Orsola di Bologna.
Durante quei lunghi 5 mesi ella lasciò ai medici, al personale e alle degenti un esempio luminoso e sempre sorridente di dedizione e di amore.
Al mattino del 19 maggio 1949 spirò dopo aver ricevuto la S. Comunione e stava attendendo la barella per la camera operatoria.
Morte quasi improvvisa e inspiegabile, secondo le parole del chirurgo, ma certamente legata – per chi ha fede – al suo voto di vittima pronunciato l’8 dicembre 1947.
La Diocesi di Faenza-Modigliana ha concluso il processo diocesano il 1° dicembre 1985. La dichiarazione delle Virtù Eroiche è stata promulgata il 1° giugno 2007.
La venerabile Nilde Guerra ci insegna la partecipazione appassionata al progetto di Dio.
Innamorata di Cristo, sedotta dal Suo Cuore misericordioso, desiderava rispondere con tutta se stessa al suo Amore.
Per il bene della gente, specie dei suoi, voleva essere martire col Martire Gesù.
Chiedeva allo Spirito Santo il dono di riversare in Lei la capacità di amare di Cristo sino a morire per Dio Padre e per l’umanità.
Ecco come si esprimeva: «O Amore accetta l’olocausto della mia giovinezza per la conversione dei miei cari, in modo speciale di mio fratello, per la santificazione dei sacerdoti e la conversione dei poveri peccatori» (Dall’Offerta di Piccola Vittima).
Nilde Guerra non riuscirà a essere Suora del Sacro Cuore di Gesù Agonizzante. Ne indosserà solo l’abito, allorché fu composta nella bara.
Ma il suo cuore era già tutto dello Sposo Gesù.
La Sig.na Maria Pironi depose nella Causa: «Nilde aveva chiesto da viva con una lettera alla Madre Superiora di poter essere rivestita con l’abito delle Ancelle del Sacro Cuore in caso di morte, precisando che “non è l’abito che fa la monaca, tuttavia siccome questo era mio desiderio in vita, almeno in morte possa essere esaudito”. Perciò venne la Madre Colomba stessa a rivestirla dell’abito religioso».
Come sposa Nilde visse per Colui che ella amava, divenendo modello luminoso nell’amicizia a Cristo Crocifisso.
Ha manifestato sempre grande carità, disponibilità verso tutti.
Con Nilde Guerra preghiamo: «O Gesù […] ti chiedo un amore senza limiti e senza misura. Gesù, fa che io muoia martire per Te; dammi il martirio del cuore e quello del corpo; meglio, dammeli tutti e due».
Per il bene della gente, specie dei suoi, voleva essere martire col Martire Gesù.
Chiedeva allo Spirito Santo il dono di riversare in Lei la capacità di amare di Cristo sino a morire per Dio Padre e per l’umanità.
Ecco come si esprimeva: «O Amore accetta l’olocausto della mia giovinezza per la conversione dei miei cari, in modo speciale di mio fratello, per la santificazione dei sacerdoti e la conversione dei poveri peccatori» (Dall’Offerta di Piccola Vittima).
Nilde Guerra non riuscirà a essere Suora del Sacro Cuore di Gesù Agonizzante. Ne indosserà solo l’abito, allorché fu composta nella bara.
Ma il suo cuore era già tutto dello Sposo Gesù.
La Sig.na Maria Pironi depose nella Causa: «Nilde aveva chiesto da viva con una lettera alla Madre Superiora di poter essere rivestita con l’abito delle Ancelle del Sacro Cuore in caso di morte, precisando che “non è l’abito che fa la monaca, tuttavia siccome questo era mio desiderio in vita, almeno in morte possa essere esaudito”. Perciò venne la Madre Colomba stessa a rivestirla dell’abito religioso».
Come sposa Nilde visse per Colui che ella amava, divenendo modello luminoso nell’amicizia a Cristo Crocifisso.
Ha manifestato sempre grande carità, disponibilità verso tutti.
Con Nilde Guerra preghiamo: «O Gesù […] ti chiedo un amore senza limiti e senza misura. Gesù, fa che io muoia martire per Te; dammi il martirio del cuore e quello del corpo; meglio, dammeli tutti e due».
